Mara- capitolo due e tre!!

andybis

Senior Facetrampld Member
Aug 7, 2002
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Cuneo-Italy
#1
Ma come, siete appena al capitolo 1 e io ho gia scritto il 7? Ma non è possibile, accelleriamo!
Ecco i capitoli due e tre. Il quarto è quello della festa, direi notevole e penso vi piacerà ma per non causarvi una indigestione e per evitare che..ehm...diventiate ciechi :) ve lo farò arrivare non prima di fine settimana, inizio della prossima!
A presto!

Non muoverti! – La notte..

Passai quei primi giorni di questa mia nuova vita, massaggiando e leccando lungamente i piedi della mia nuova padrona. Mi calpestò molto a lungo e non mancò di punirmi per ogni mia piccola mancanza.
Quasi non riconoscevo più la mia amica Mara, quella che era stata la mia confidente. In quei tre giorni ebbi solo rapporti lunghi e prolungati con i suoi piedi, null’altro.
Il mio universo, la mia vita erano i suoi piedi.
Era ormai giovedì e mancavano solo due giorni alla festa del sabato.
Avevo velocemente imparato ad apprezzare tutti i momenti di riposo in cui potevo stare sotto di lei senza essere calpestato o leccare o massaggiare. Diventavano sempre più rari perché la sera del sabato si avvicinava e lei non voleva certo sfigurare con le sue amiche.
Quel giorno, dopo l’ennesima ora passata a leccare mi fece stendere vicino al divano.
- Ora proverò ad insegnarti una cosa fondamentale, ma che per voi tappetini è sempre un po’ difficile da imparare.
Il suo piede giocava col mio naso, era ancora umido per le leccate.
- L’immobilità..
Non capivo bene cosa intendesse.
- Ora dovrai cercare di stare assolutamente immobile, qualsiasi cosa deciderò di fare su di te. Capito?
- S..si padrona.
- Bene: allora iniziamo. E’ inutile dirlo che se ti muovi o cerchi di sottrarti, dovrò punirti. Sei pronto?
Non avevo altra scelta che dire di si.
Non sapevo cosa mi aspettasse, guardavo il suo piede nudo indugiare attorno al mio naso.
Per prima cosa spostò le sue dita e iniziò ad avvicinarle ai miei occhi.
Prima sentì le palpebre chiudersi al loro contatto, poi con maggiore decisione affondò il suo alluce nel mio occhio destro.
Avevo paura che mi volesse accecare, d’istinto non riuscii a star fermo e dopo pochi istanti, girai la faccia verso l’esterno per liberarmi da quel piede.
Non passarono dieci secondi che un paio di forti pedate mi raggiunsero sulla bocca.
- Ho detto fermo! Non muoverti!
Quindi fu la volta del tallone, il piede che mi aveva appena colpito. Lo posizionò con decisione sul naso. Avevo paura che si rompesse, il peso del suo tallone era molto.
Cercai di resistere e ce la feci questa volta a restare fermo, ma decise di andare avanti e accavallò una caviglia sopra l’altra, raddoppiando la pressione.
Provai con movimenti lievi a far cadere quell’enorme peso dal mio naso, ma non aveva nessuna intenzione di mollare la presa.
Per la paura, girai nuovamente la testa, facendo cadere il tallone sulla mia guancia.
Senza perdere tempo quel tallone mi colpì altre tre volte sulla guancia e poi sul torace con forza.
Ora le dita afferrarono con molta forza il naso, mentre l’altro piede entrò in bocca.
Voleva soffocarmi, non ero pronto, non avevo ispirato a sufficienza.
Mi mossi e due forti pedate raggiunsero nuovamente la mia faccia.
Quindi si alzò in piedi, mi fece cenno di mettermi vicino alla sbarra.
Mi trascinai vicino e lei subito salì sul mio collo, premendo in modo che mi mancasse il respiro.
Alzò l’altra gamba sopra la sbarra, mettendo tutto il suo peso sul collo.
Dall’alto mi osservava inespressiva. Iniziai ad agitare le mani ma non si spostò. Voleva vedere se avrei avuto il coraggio di farla cadere. Ma era troppo bella, speravo che non terminasse subito così la mia opera di servizio sotto di lei.
Le mani caddero, le forze mi abbandonarono ed iniziai a vedere ombre scure, finchè lei non mollò la presa.
- Bravo, sei abbastanza resistente. Come vedi non ho dovuto neppure punirti troppo…
Steso a terra faticavo a riprendere il fiato e a ricacciare le ombre nere davanti agli occhi.
- Meriti un piccolo premio: riposati pure 5 minuti, poi vieni qua che mi massaggi un po’ i piedi.
Respirai profondamente ma sentivo di non avere più forze in me.
Boccheggiavo, stando inerte.
Prese in mano il libro che stava leggendo.
- Torna pure qua, i cinque minuti son passati.
Aveva alzato le gambe. Avrei dovuto sedermi sul divano, prendere in mano i suoi piedi e massaggiarli ad oltranza finché non mi avesse detto basta o dato un altro ordine.
- Forza, alzati su e vieni a massaggiarmi i piedi.
Avrei voluto, ma non sentivo la forza per farlo.
- Se non vieni su te, verrò lì io…
Alzò un secondo lo sguardo dal libro e mi guardò, steso a terra senza forze.
Prese una sedia sdraio e senza dir parola, mi piantò i piedi nelle mani.
- Massaggia!
Le mani ricadevano dai suoi piedi, senza forza.
Un pedata nelle palle, un ‘umfff’ di risposta ma le forze non mi tornavano.
- Se non è con le mani, è con la lingua…
Spostò lo sdraio e m i trovai con la faccia sotto i suoi piedi.
- Lingua!
Aprii la bocca, almeno quello riuscivo a farlo.
Permisi senza oppormi alle sue dita di entrarmi in bocca, alla sua pianta di inumidirsi della mia saliva, al suo tallone di insistere sui denti.
Si mosse, alzandosi dalla posizione sdraiata. Posò il suo libro in grembò, spostò i suoi piedi dalla mia faccia sul torace.
Mi guardò.
- Forse non sei poi così resistente come pensavo. Peccato che il contratto non ti permetta la rescissione per cui…rassegnati e subisci. Stanotte dormirai con me, nel mio letto.
Non afferrai subito il senso di quella frase, ma iniziai a farmi strane idee e un po’ di eccitazione e qualche forza mi tornò.
- Ah, vedo che non sei poi così morto allora…secondo te un tappetino come sei tu in che posizione dormirà stanotte, sempre che dormirà?
- A..ai..tt..tuoi…piedi?..
- Bingo! Vedrai come ti divertirai eheh!
Quindi i suoi piedi tornarono a coprire la faccia e io caddi in un sonno privo di forze.

Il giorno passò senza altre cose nuove. A cena riuscii a malapena a succhiare qualcosa dalle dita dei suoi piedi, guardò la tv e venne l’ora di andare a dormire.
Mi trascinai un po’ faticosamente verso la mia stanza ma mi chiamò a lei.
- Non mi dire che ti sei dimenticato?...stasera dormi da me.
Il mio sguardo incrociò il suo, era bella e dolce come la ricordavo ai miei tempi.
Entrai nella sua camera.
Nonostante la stanchezza e quello che era successo la desideravo ancora e molto, in quella sua camicia da notte così corta e sexy.
Era estate e le gambe nude preludevano a qualcosa di dolce e gustoso ben al di sopra dei suoi piedi.
Le spalline del reggiseno e quel suo seno piccolo che stava nel palmo di una mano.
Mostrai subito e senza dubbio interesse e le forze mi tornarono imperiose.
Anche lei se ne accorse ed ebbe un minuto di tentennamento.
Mi porse il piede perché la massaggiassi e glielo leccassi, ma sentii che non faceva resistenza alla mia mano che saliva verso le sue gambe e le ginocchia.
Leccavo il suo piede ma sentivo che avevo la possibilità di avere altro.
Si stava eccitando, rispondendo alle mie carezze che ora stavano salendo sopra il ginocchio.
- Hai…subìto tutto quello che..volevo da te in questi giorni...leccami..i piedi…
Stavo muovendomi verso le sue gambe, la sua voce aveva dei tentennamenti, non dovevo smettere sennò in un istante sarei stato ricacciato sotto i suoi piedi.
La mia mano raggiunse il suo sesso mentre la mia bocca avanzava verso le sue ginocchia.
Sentivo che mi avrebbe dato un premio, anche se ogni tanto mi faceva un po’ di resistenza.
E quando la mia bocca raggiunse il suo sesso, gustai la sua eccitazione, portandola a raggiungere come qualche tempo prima un orgasmo di piacere.
Quando terminai questa mia opera, provai ad ottenere qualcosa di più. Ma le sue mani non me lo permisero. Capii allora che i nostri rapporti erano inevitabilmente cambiati e non avrei mai più potuto avere di più da lei.
Mi buttò ai suoi piedi, glieli baciai nuovamente, poi con un calcio mi ordinò di sparire dalla sua vista.
Con un groppo di amaro, ricacciai dentro di me l’eccitazione non soddisfatta e andai a dormire.
Ero il suo tappetino, non il suo amante.
 

andybis

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Aug 7, 2002
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#2
Mara-3-Il giorno prima della festa.

Mi alzo come al solito un po’ prima per prepararle la colazione e attendo sotto il tavolo che arrivi, visto che non avevo avuto alcun ordine di andarla a svegliare.
Sento muovere, l’acqua dello sciacquone, i suoi passi, la porta che si apre sbattendo.
Mi accuccio sotto il tavolo.
Prende il latte e lo mette nella scodella, vedo i suoi piedi nelle zoccolette.
Non dice parola, si siede e appoggia i suoi zoccoletti sul mio torace.
Nornalmente se li toglie, mi sorprende questo suo atteggiamento e mi scappa un piccolo ‘uuuuff’ dalla bocca.
Sento che mangia, questa volta non mi arrivano briciole, non ho ancora nemmeno visto le dita dei suoi piedi questa mattina o il suo piede nudo.
Senza proferire parola, mangia la sua colazione e con un ordine perentorio mi dice di spreparare e di raggiungerla appena dopo.
Eseguo, senza mancare di notare l’impronta dei suoi zoccoli sul mio torace.
La raggiungo nel salotto.
Vedo che ha spostato i mobili e il divano per fare spazio.
Si è tenuta l’abbigliamento che aveva prima ma ha delle scarpe da ginnastica bianche ai piedi, senza calze.
- Mettiti lì!
Fa cenno di mettermi con la schiena al muro.
Mi mette il collare e lo assicura ad una catena al muro, stessa cosa per le manette.
Il mio cuore va a cento all’ora, non so le intenzioni che ha.
- Ieri sera- inizia - dovevi dormire con me, ai miei piedi
- Si..m..ma..
Uno schiaffo mi raggiunge al volto.
- Taci! Non hai eseguito un mio ordine, stamattina dovevo trovarti ai miei piedi e tu non c’eri, ecco tutto!
Non so cosa dire, ancora un po stordito per lo schiaffo.
- Purtroppo la considero una mancanza grave, tanto che dovrò punirti un po’ più severamente del solito. Domani sera forse avrai un po’ di dolore.
- M..mma..che cos…
Mi solleva il mento con la mano.
- Sono un po’ nervosa, dovrai aiutarmi ad esser più tranquilla e subire un po’ di punizione stamattina. Non è cosa da tutti i giorni, tranquillo, ma per adesso rassegnati.
Vedo che tira fuori una maschera anti colpi, quelle per il pugilato e la ‘dentiera’. Me le mette lei addosso e mi fa indossare anche delle protezioni a braccia e torace.
- Questo ti eviterà i lividi, ma purtroppo non il dolore.
Un piccolo schiaffo e si rimette in piedi.
Non lo vedo arrivare, un calcio mi sorprende forte sul volto, di lato.
Ne segue subito un altro e un altro ancora. Poi abbassa il tiro ed è la volta del torace e delle braccia e poi ancora la faccia.
Ringrazio le protezioni e il loro lavoro, ma i calci sono forti, e fanno male. Mi stupisco della rabbia e della forza in lei.
La sento ansimare per la fatica.
Prende la mira con la punta sotto il mento e poi un calcio ancora che mi arriva sulla guancia sinistra protetta.
E ancora calci e un paio di schiaffi forti e dei pugni.
Quindi allarga le mie gambe. Vorrei dirle che li si è dimenticata di mettermi la protezione, ma la dentiera mi impedisce una qualsiasi parola.
Un pestone violento mi giunge sulle palle, cerco di urlare ma non riesco, prima che un’altra pedata mi raggiunga e poi una ancora.
Abbasso lo sguardo per capire i danni che mi sta facendo ma un paio di pedate in faccia me lo fanno rialzare.
Ora sono del tutto intontito, non riesco a capire se vuole ridurmi K.O. o meno.
Dopo qualche altro calcio mi libera delle protezioni e mi slega.
Ha il fiatone per l’esercizio fisico.
Scivolo a terra, stordito.
Mi pone un piede sul torace.
- Ricorda una cosa: io sono e sarò sempre la vincitrice!
Resta ferma ad osservare quello che è rimasto di me dopo che le ho fatto da sparring partner, senza volerlo. Quindi se ne va, senza dir altra parola.
Sento dei rumori.
Lei torna, vestita per uscire.
- Esco a far spesa per domani sera. Quando arrivo ti voglio lì alla porta a far da zerbino d’ingresso.
Tira fuori dal sacchetto il paio di calze usate del primo giorno.
- Tieni queste a farti compagnia.
Me le mette di forza sul naso, sa che probabilmente non mi rialzerò per un po’.
Mentre se ne va, tra le mille confusioni mentali, penso assurdamente che oggi non le ho ancora visto le dita dei piedi. Ho una strana sensazione, come se mi mancasse il contatto con i suoi piedi nudi. Vorrei sentirli sulla lingua ma per ora ho il suo odore e in esso mi addormento, dimenticando di doverle fare da zerbino all’ingresso.

Rientra con le borse della spesa.
Il rumore mi sveglia, e scrollandomi, faccio cadere le calze dal naso.
- Che fai ancora li? Alzati e vieni subito qua.
Sento che il nervosismo non le è passato del tutto.
Provo ad alzarmi, mi scrollo, è forte il mal di testa per le botte di prima che però, noto, non hanno lasciato lividi.
Mi muovo a quattro gambe verso di lei, e mi stendo davanti, le borse della spesa già in cucina.
Sale con le sue scarpe, un paio di sandali dal tacco basso non particolarmente belle ma pratiche.
Si pulisce bene le scarpe sul mio torace, il mio respiro faticoso, i miei muscoli non ancora abituati al suo peso.
Pretende un paio di leccate per ogni suola, quindi va a cambiarsi e torna indossando le zoccolette da casa.
Istintivamente mi muovo verso i suoi piedi, si è seduta sul sofà.
Sfila il suo piede dalla zoccoletta, finalmente vedo di nuovo i suoi piedi, le sue dita, un motto di eccitazione quasi si fa strada in me.
Ha molto odore, visto che il caldo l’ha fatta sudare.
So che cosa fare e la mia lingua si insinua tra le dita dei suoi piedi.
Si stende sul sofà e io posso assaporare nuovamente il sudore sulla sua pianta.
Si rilassa, forse il nervosismo le sta finalmente passando.
Mi ferma un attimo, un piede per parte della mia faccia.
- Come stai? Non ti ho fatto troppo male, vero?
Vorrei raccontarle la verità, che di male me ne ha fatto e ne sento ancora addosso, che non la credevo così cattiva, che per un momento ho temuto che i suoi calci non si fermassero mai.
Ma il suo sguardo è tornato dolce, i capelli sciolti sula spalla.
Osservo i suoi piedi vicini alla mia faccia. Le bacio la pianta.
- No, non troppo, hai dei piedi da favola..
- Non è vero, guarda li tutto il durone lungo il piede
- Non preoccuparti, ci penso io…
Inizio a leccare con forza la pelle dura lungo il piede e poi quella sul tallone.
- Grazie, sei molto gentile. Sai: sei il migliore tappeto che abbia mai avuto.
Non so se lo pensi veramente. Forse le mancava solamente un tappeto sotto i piedi ed ora ce l’ha.
Si stende sul sofà, liberando le ultime gocce di nervosismo, godendo delle mie leccate.
- Mi raccomando però eh? Domani sera non mi far sfigurare eh?
Mi ero quasi dimenticato della festa del giorno dopo.
Un piccolo momento di sconforto ma poi riprendo a leccare i suoi piedi nudi.
Ormai sono proprietà loro…
 

andybis

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Aug 7, 2002
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#3
E alura? Piaciuto, ci son parti che avrei dovuto tagliare o migliorare, parti che vi son piaciute particolarmente?
Dite dite, son tutt'occhi!
Andy
 

stivalo

the bootlicker
Oct 8, 2006
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38
#4
semplicemente meraviglioso!

non c'è niente di cui lamentarsi, se non il fatto che non vedo l'ora di leggere il seguito!
 

andybis

Senior Facetrampld Member
Aug 7, 2002
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Cuneo-Italy
#8
ma grazie, siete molto gentili. Intanto sono al capitolo nove (!) e non accenna a finire sto racconto. Nella prossima puntata vedremo il nostro eroe alle prese con altre ragazze, alcune delle quali meriteranno un vero e proprio piccolo 'spinoff' dalla storia principale. Domani vado giu in quei di cannes a dar una mano al riviere ma soprattutto alle francesine, cosi mi tengo caldo per scrivere ulteriori seguiti. Azz, mica diventerà il traffic stop italico? (traffic stop, 99 capitoli!) uhmmmm
 
Apr 27, 2006
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#10
Per quanto intriganti e ben scritte, i racconti di finzione non riescono a suscitare in me, le stesse sensazioni di un racconto reale. Ovviamente è solo una questione di "concezione mentale" tuttavia i racconti di fantasia tendono ad essere un po' esasperati nelle loro componenti perché rispecchiano in generale le fantasie estreme di tutti noi.

Di conseguenza preferisco un racconto dove succedano meno cose, magari fatto più di dialoghi che di azione, purché siano racconti di vita vissuta perché dentro di me il racconto trasmette sensazioni reali e vive. In me dico "questo è successo veramente".

Ad ogni modo il tuo racconto è comunque piacevole e spero continuerai a postare i capitoli.

Bye.
 

andybis

Senior Facetrampld Member
Aug 7, 2002
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Cuneo-Italy
#11
Ti ringrazio molto Cid per il tuo commento. I miei racconti derivano in parte da esperienze vissute, ma chiaramente sono come dici tu 'esasperati' ed esagerati, il bello della fantasia è anche il poter far accadere cose che non potrebbero mai essere in realtà. Chiaro che un esperienza vissuta è molto piu vera ed e anche piu vicina alla realtà quotidiana per cui più credibile e 'rivivibile' in noi.
Torno ora da Cannes, il quarto capitolo a brevissimo!!
 

^winston^

cruel-footdom
May 2, 2006
565
73
28
www.cruel-footdom.com
#12
Ti ringrazio molto Cid per il tuo commento. I miei racconti derivano in parte da esperienze vissute, ma chiaramente sono come dici tu 'esasperati' ed esagerati, il bello della fantasia è anche il poter far accadere cose che non potrebbero mai essere in realtà. Chiaro che un esperienza vissuta è molto piu vera ed e anche piu vicina alla realtà quotidiana per cui più credibile e 'rivivibile' in noi.
Torno ora da Cannes, il quarto capitolo a brevissimo!!
A mio personale parere trovo le tue storie stupende proprio perchè "esasperate ed esagerate" :)

quoto in pieno il tuo pensiero sulla fantasia/realtà

quindi il mio consiglio è: esagera, esagera, esageraaaaaa eheh