Nuovo racconto: Mara (prologo)

andybis

Senior Facetrampld Member
Aug 7, 2002
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Cuneo-Italy
#1
Ue' ma come va? Ripresi dalla festa del Beddo (per chi c'era)? Sapete na cosa: mi è tornato qualche sprazzo di ispirazione per cui ho scritto sto racconto molto piedoso del quale vi pubblico subito il prologo.
La prima parte e le (eventuali) altre a seguire saranno prima pubblicate su www.feettribune.com e successivamente anche qua, per cui restate sintonizzzati o, se non avete pazienza, andate su tribune per gli aggiornamenti del venerdì. a presto!

Mara (prologo)

Era molto tempo che ci provavano ma alla fine c’erano riuscite e mi avevano convinto.
In una società in cui gli zerbini umani erano di uso quotidiano per le donne, io vagavo per il mondo per lo più come pochissimi altri uomini, quasi come un uomo libero.
Nelle poche occasioni in cui uscivo di casa, a volte provavo un po’ di compassione per quei tappeti umani a lungo calpestati e usati da migliaia di donne, ma avevo da tempo capito che l’unico modo per rimanere nel mio stato era uscire il meno possibile ed era esattamente quello che facevo.
Avevo alcune amiche, ma molto raramente quando le andavo a trovare avevo a che fare con i loro tappeti umani. Diciamo chiaramente che avevo vissuto per lo più fino a quel momento come in una realtà sospesa, sottomesso sì alle donne ma tutto sommato senza subire quello che di norma potevano subire i loro tappeti umani.
A queste mie amiche, le volte che andavo a trovarle, spesse volte avevo dovuto massaggiare i piedi, anche lungamente ma il nostro era quasi un rapporto alla pari, pur con un certo innegabile grado di sottomissione.
Tutto questo era durato, fino a che Mara si era trovata senza il suo tappeto umano.
Mara era una bella ragazza: 28 anni, alta, bionda, un gran bel fisico, poco seno ma tutto molto ben proporzionato. Era una delle mie amiche speciali, una delle poche persone, tutte donne, con cui avevo contatti umani. Lei era la mia confidente e con lei passavo molte ore piacevoli quando ci vedevamo. A dirla proprio tutta, con lei nel passato avevo anche avuto una breve ma intensa storia di sesso che non era durata, secondo lei, proprio per non compromettere la nostra amicizia.
Dal giorno che, capii, era rimasta senza il suo tappeto umano, le visite a casa sua si intensificarono.
Sulle prime non ci badai quasi, anche perché, come al solito, erano presenti altre amiche e nelle occasioni in cui eravamo da soli, si parlava come al solito di molte cose.
Però, goccia a goccia, inziava a sembrarmi che ogni cosa, ogni argomento dovesse finire sempre sullo stesso punto: i piedi e in particolare quanto erano belli i suoi.
Ogni volta che ci vedevamo, come sempre, ero ai suoi piedi o a quelli di una qualche sua amica e, massaggiandoli, si parlava. A volte notavo che venivo escluso dai loro discorsi, quasi come se non esistessi, altre volte invece era tutto normale.
Finché in uno di questi giorni, mentre eravamo soli, fu proprio Mara a farmi la domanda diretta.
- Ti piacciono i miei piedi?- mi chiese mentre glieli stavo massaggiando.
- Si certo – le risposi io senza esitazione
- Sai – disse, iniziando ad accarezzarmi sensualmente il braccio con il piede libero – mi manca l’avere un tappeto umano…
Trasalii, pur preso dalla piacevolezza del suo piede che mi accarezzava
- Volevo dire- aggiunse – Son almeno 10 anni che ne avevo uno per casa e mi ero abituata, come dire, a non camminare sul nudo pavimento…
Iniziavo a temere dove sarebbe andata a parare la conversazione.
Massaggiavo il suo piede destro mentre il sinistro continuava ad accarezzarmi.
- Sì, insomma ci conosciamo da molto tempo, sai che io non sarei mai cattiva con te…
Il piede sinistro, nudo, intanto saliva verso la mia faccia.
- ..se non lo stretto necessario...
Quest’ultima frase la disse con un tono di voce appena intellegibile.
- Insomma, te lo chiedo in modo diretto: vorresti diventare tu, insomma, il mio…tappetino?
Il piede sinistro aveva raggiunto la mia faccia, accarezzandomi.
- Ti farei firmare un contratto di dieci anni, come il precedente tappetino che avevo, vitto alloggio e l’unico obbligo di vivere sotto i miei piedi e di essere sempre a mia disposizione per ogni esigenza. Ma non preoccuparti: con te sarò gentile.
Sottolineò questa frase togliendomi il piede dalla mano e massaggiandomi con molta dolcezza il mio pene già ‘in stato di agitazione’.
Ero come imbambolato. Sapevo di aver vissuto fino ad allora una vita piuttosto atipica, ma mai avrei pensato che qualcosa avrebbe dovuto cambiare.
Lavoravo in casa, uscivo pochissimo, mi piacevano i piedi, mi piaceva massaggiarli, ma non avevo mai pensato seriamente di doverci un giorno vivere sotto.
Non risposi quel giorno e la conversazione scivolò verso altri lidi.
Nei giorni successivi, le visite in casa sua divennero quasi quotidiane, io sempre a massaggiare i suoi piedi o quelli di una qualche sua amica presente.
Non mi ripeté in modo diretto la domanda ma molto spesso uscivano battute e frasi che facevano sottintendere quasi che vivere sotto i suoi piedi sarebbe stato per me necessario e che quello in fondo in fondo fosse il mio unico destino.
Provai solo una volta a chiederle come mai si era liberata del tappeto precedente.
Rispose in modo poco convinto, limitandosi a dire che aveva voglia di cambiare e basta.
Le carezze si sprecavano, come i complimenti per come massaggiavo bene i piedi.
E fu così che giorno per giorno mi convinsi.
Firmai il contratto e da quel giorno la mia vita cambiò in modo radicale.
Per sempre.